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Ex Colorificio, sulla trattativa parla la J-Colors

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La vicenda dell’Ex Colorificio Toscano è stata a lungo argomento caldo in città. Ora che i riflettori sull’immobile di via Montelungo si sono abbassati, a riaccendere l’attenzione sono state le parole dell’assessore Dario Danti in consiglio comunale la scorsa settimana. C’era una trattativa sull’Ex Colorificio? L’amministrazione afferma nuovamente che sì, un dialogo con la J-Colors c’è stato: “In data 5 febbraio si è svolto l’incontro tra il Comune e la proprietà del Colorificio per discutere del futuro di quell’insediamento produttivo e per verificare la possibilità di richieste di spazi avanzate più volte dal Municipio dei Beni Comuni”, si legge in una nota firmata dal sindaco Marco Filippeschi, dall’assessore Ylenia Zambito e dal dirigente Dario Franchini.

E la famiglia Junghanns nell’intervista che pubblichiamo qui sotto, conferma. Perché nessuno ne è stato messo al corrente?  A chiedere riservatezza, e a ottenerla, la J-Colors. Ma a un certo punto la trattativa è caduta, per una pluralità di fattori.

Al netto dei rapporti politici fra soggetti – Comune, Municipio dei Beni Comuni, J-Colors – che di fatto non hanno saputo dialogare, né sembra che riusciranno a farlo, resta aperta sull’immobile la domanda: cosa accade ad una fabbrica quando cessa la sua produzione e l’immobile resta abbandonato?

Dall’inizio di questa vicenda la J-Colors ha preso pubblicamente parola solo in pochissime occasioni e si è sempre tenuta lontana dai riflettori. Un silenzio rumoroso, soprattutto nelle fasi più delicate della vicenda, che abbiamo provato a interrompere con l’intervista che vedete di seguito, rilasciata lo scorso venerdì. A rispondere alle nostre domande è James Junghanns, membro del consiglio di amministrazione della J-Colors e Vicepresidente della Junionfin.

La sentenza della magistratura vi ha restituito l’immobile, che quindi torna in vendita. Considerato il difficile momento del mercato, la destinazione dell’immobile, la necessaria bonifica dell’area, il dibattito politico che si è creato sul posto, quale esito può avere questa prospettiva?

Non vediamo per l’area un futuro industriale. Da quando abbiamo cessato le attività produttive e commerciali (nel 2009 e nel 2012, rispettivamente) riteniamo che l’immobile sia tra la categoria degli immobili da ‘dismettere’, ovvero da vendere. L’attuale destinazione d’uso (PQ1: produzione di beni e servizi – insediamento singolo) è poco vendibile nell’attuale congiuntura economica e quindi dobbiamo renderlo più appetibile. Abbiamo quindi avviato un processo di riqualificazione dell’area, presentando la richiesta di una variante (Q3: assetti urbani recenti da riqualificare in base a progetti unitari) atta a realizzare un progetto di massima che prevede la conversione in edilizia ‘sociale’ con monolocali per studenti, single ed anziani. Solo lungo il Viale Delle Cascine verrebbero realizzate due villette multifamigliari assimili a quelle attuali per assicurare la continuità paesaggistica. La prossimità al Polo Universitario ed una valutazione oggettiva dell’attuale mercato degli affitti per studenti conforta la nostra opinione che questo renderebbe appetibile l’immobile. Sottolineo che la nostra intenzione è di vendere il terreno con il progetto approvato ad un’azienda che faccia questo di mestiere e non di realizzarlo noi stessi.

Pare ci si dimentichi spesso che questa è un’azienda e che le aziende non hanno solo la funzione teorica, ma anche il bisogno impellente, di generare soldi. Tutto il resto è circostanziale. Laddove coloro che ci criticano affermano che essendo inutilizzato l’immobile tanto varrebbe concederlo gratuitamente ad altri, l’azienda ritrova la necessità di monetizzare in qualche modo il bene mettendolo a reddito o alienandolo.

L’assessore Dario Danti in consiglio comunale ha dichiarato che c’era un lavoro avviato fra voi e l’amministrazione, per valutare ipotesi di locazione, non meglio formulate, per dare spazi alle attività che si svolgevano nel colorificio. Confermate? In che termini era stata affrontata la questione?

Se ci fosse stato qualcosa da smentire l’avremmo fatto. ‘Confermare’ però è un termine decisamente forte che magari andrebbe spacchettato nei vari componenti. Sì, abbiamo avuto delle discussioni sul tema con esponenti del Comune a condizione che fosse rispettata l’assoluta riservatezza. Ci fu chiesta la disponibilità a concedere in affitto una parte dell’immobile al cartello di associazioni Municipio dei Beni Comuni. Rispondemmo che non saremmo stati mai disponibili a concedere direttamente l’immobile agli occupanti ma che se ci fosse stato di mezzo il Comune a fungere da garante avremmo potuto prendere in considerazione la faccenda. Abbiamo inoltre dichiarato di voler mantenere il presidio dell’area per evitare di trovarci di fatto estromessi e che quindi avremmo valutato la fattibilità della riapertura di una piccola produzione di stucchi (una attività che avrebbe nella migliore delle ipotesi pareggiato i conti e che avrebbe interessato al massimo tre contratti a termine, non di più). Desidero essere chiaro sul ragionamento: se avessimo riscontrato una fattibilità economica per la limitatissima ripresa produttiva tale da assicurare il presidio dell’area ci saremmo magari dichiarati disponibili alla concessione al Comune purché fossero soddisfatti alcuni vincoli dettati dal procedimento penale attualmente in corso. Ribadisco inoltre che tutto ciò era postergato allo sgombero dei materiali lasciati dagli occupanti perché non desideravamo dare immagine di continuità alcuna tra la parentesi illegale (per cui è in corso una procedura penale) e la successiva, ipotetica, parentesi legale. Per effetti stagionali del nostro mercato sarebbe stato solo con la chiusura dei mesi di Marzo ed Aprile che avremmo potuto verificare la tenuta commerciale dell’ipotesi produttiva e quindi era tutto rimandato a quando avremmo avuto i dati necessari per ragionare.

Poi è intervenuta la nuova occupazione dell’ex-caserma e sono cambiate ancora le carte in tavola. Detto francamente già le prospettive di loro non erano molto entusiasmanti, se poi ci aggiungiamo il fatto che l’ipotetico beneficiario è ostile a qualsiasi forma di legalità rimane assai poco su cui ragionare.

Sia da parte vostra che da parte dell’amministrazione, è stato detto più volte che la condizione di occupanti di fatto precludeva qualsiasi trattativa. Adesso che gli attivisti sono usciti e l’immobile vi è stato restituito, è possibile riaprire un dialogo, viste anche le dichiarazioni dell’assessore Danti?

Rincaro la dose: la preclusione non è data solo dallo stato di occupazione abusiva dell’immobile ma da una diffusa attitudine illegale. Comunque, ripeto: direttamente con gli occupanti, no: non sono regolarmente costituiti, sussistono cause penali contro esponenti recidivi, e ci hanno diffamato pubblicamente e personalmente. Parlando più pragmaticamente non possiamo considerarli un interlocutore serio perché sono carenti di una exit strategy, ovvero una strategia che indichi come intenderebbero procedere al termine inesorabile di un qualsivoglia contratto: raggiunta la scadenza li converrebbe sempre fare resistenza ad oltranza perché non hanno altrove dove andare. Però con il Comune, fintanto che è in sospeso la variante, sì. È chiaro però che tentare di raggiungere un accordo a favore di un drappello di personaggi che si arroga il diritto di scegliere quali regole rispettare e quali no è praticamente impossibile. Donde la decisione a cui ha accennato l’Assessore Danti di sospendere il discorso.

Non vedo nei dimostranti alcun segno di voler calibrare i metodi che adottano per raggiungere lo scopo dichiarato. Vedo piuttosto la volontà di cercare pretesti per continuare a fomentare continui dissensi. Fintanto che perseverano in questo percorso non vedo possibilità di interlocuzione diretta né mediata.

Foto di Ivan Losacco

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Pubblicato il: 17 marzo 2014

Argomenti: Economia-Lavoro, Pisa, Politica, Sociale, Urbanistica

Visto da: 4171 persone

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22 risposte a: Ex Colorificio, sulla trattativa parla la J-Colors

  1. avatar Alberto Zoratti scrive:

    E con questo articolo ha parlato la J-Colors, dicendo cose che chiamarle prevedibili è banale e sottolineando uno pseudoteorema evidente anche ai meno attenti, sia per le argomentazioni che soprattutto per la tempistica con cui esce. Per PaginaQ quindi “ipse dixit”? Ora si gira pagina?

    • avatar Redazione scrive:

      L’insinuazione contenuta nel suo “Ipse dixit”, non ulteriormente articolata, ci sembra povera di argomenti, per quanto legittima. Libero di ritenere le parole della J-Colors “prevedibili”, resta il fatto che c’era un vuoto nell’informazione, e noi abbiamo provato, in parte, a colmarlo (Si poteva fare meglio? si può sempre fare meglio). Quando in un dibattito sono coinvolti tre attori, è deontologia dare conto di tutte e tre le posizioni. Per noi solo così si fa informazione, altrimenti si dà prova, presuntuosamente, di non avere fiducia alcuna nell’intelligenza dei lettori. Cordialmente, paginaQ.

      • avatar Alberto Zoratti scrive:

        Non c’è alcuna insinuazione, la critica è molto chiara: in un momento in cui si sta concentrando un’operazione di delegittimazione del Municipio dei Beni Comuni sulla base di un’ipotesi (quella della trattativa) che è confermata solo da chi ha interesse che sia confermata, voi uscite con un’intervista a senso unico alla J Colors. Finendo dirette nella polemica politica al punto che persino Pisainformaflash, in quella perla di giornalismo che è stata la pubblicazione dei nomi e cognomi, vi cita a sostegno della loro teoria. Il diritto di cronaca vuole che voi siate libere di scrivere quando, come e quanto volete. Il diritto di critica vuole che le persone abbiano la libertà di dire quello che pensano.
        Nel mio caso la libertà che mi sono preso e mi prendo, è di dirvi che dare conto “delle tre posizioni” in questo modo (parlo dell’intervista in oggetto) in una situazione per nulla chiara e guarda caso fatta emergere nel momento in cui il Municipio dei Beni Comuni acquisiva consenso, davanti all’ennesimo sgombero, è acqua portata al mulino di chi gioca a infangare.
        Le posizioni di Junghanns da voi riportate sono prevedibili, e non è la mia libertà a farmelo dire, è l’oggettività della questione. O pensavate forse che la J Colors smentisse l’Amministrazione pisana a tutto vantaggio del Municipio e magari incrinando un’interlocuzione tra azienda e Comune che è tutto a vantaggio della prima?
        L’intelligenza dei lettori non è solo quella che si mette in gioco quando ci sono posizioni contrapposte, ma anche quella che si rende conto quando uno spazio dato da un media all’uno o all’altro in certo momenti possa essere usato come una clava all’interno del conflitto. Diventando, suo malgrado, da organo di informazione a strumento di manipolazione dell’informazione.
        Se non ci si rende conto che le realtà dell’informazione agiscono in un contesto reale e ogni iniziativa intrapresa ha un suo impatto, che a volte si potrebbe anche prevedere, non capisco di che stiamo parlando.

        • avatar Rita scrive:

          Quindi secondo te quando ci sono più parti in causa fare corretta informazione significa rinunciare a sentirne una, o sentirla solo quando non dà fastidio a un’altra delle parti in causa?
          Si devono intervistare solo quelli che ti stanno simpatici e/o nel momento in cui vuoi tu?
          E perché non ripeti anche qui le accuse che hai mosso a PaginaQ di essersi venduti a Junghanns?
          Via, lascia che i giornalisti seri e indipendenti facciano i giornalisti seri e indipendenti. Chi non lo è, si occupi d’altro.

          • avatar Alberto Zoratti scrive:

            Rita, ,etti il tuo nome e cognome, prego. Come fanno le persone serie.
            Non ho mai detto che paginaQ si è venduta a Junghanns, visto che ne ho parlato apertamente in assemblea, ho chiaramente detto che il pezzo su Junghanns mi ricordava più un redazionale che non un pezzo di cronaca. Dubitando sulla capacità di lettura dei contesti di chi l’ha scritto. Cosa che non solo ho scritto qui, nel primo post, ma ho anche chiaramente detto a chi mi chiedeva conto (?) della mia opinione.
            Domanda: un po’ di camomilla, senza attaccare sul personale, non guasterebbe. Che ne dici? Ancora meglio sarebbe aprire bocca davanti a tutti, mettendoci faccia, nome e cognome. Prego, sei sempre in tempo a dire la tua apertamente. Nessuno ti offenderà sul personale per questo, forse si discuterà (magari animosamente) sull’opportunità o meno di lavorare in questa maniera.
            C’è libertà di parola, oppure anche con PaginaQ, come per altre testate più istituzionali, vale la regola della lesa maestà?

          • avatar Rita scrive:

            Io non ho mai detto di essere una persona seria. Tantomeno sono giornalista. Però non rompo le scatole volendo insegnare ad altri come si fa il giornalista.
            Qualcuno certe insinuazioni sull’onestà intellettuale, la professionalità e l’indipendenza dei giornalisti le ha espresse apertis verbis davanti a qualche decina di persone e poi ripetute qualche ora dopo, si vede che non ha l’onestà di ripeterle qui, cosa che conferma il quadro. E vale sempre il consiglio che se un giornale non piace si può non leggere; o, ancora meglio, farne uno migliore. Ma a Pisa non ne vedo. In compenso non vedo tanto livore, tanta acrimonia, tante critiche e tante accuse di essersi venduti nei confronti del resto della stampa locale: sembra di assistere a quel bimbo a cui si rimprovera “Ma tu te la prendi sempre coi più piccoli!”, che risponde furbamente “Certo, se me la prendo con quelli più grossi mi menano!”

      • avatar francesco scrive:

        Ma questa si può davvero definire un intervista? Questo è giornalismo? Su un argomento così importante un intervista degna al massimo di donna moderna? Si poteva fare meglio? Certo! Ed è una terribile scusante il vostro, “si può fare sempre meglio”. Voi avete aperto un giornale, voi avete una grande responsabilità ora. Rendetevene conto. Mah…

        • avatar tom scrive:

          Per esse’ Donna Moderna c’è troppe pòe fie. Gliela fai te l’intervista a Junghanns? Condivido volentieri materiale.

  2. avatar Tom scrive:

    Se girando pagina si arriva a PaginaR allora meglio di no…

  3. avatar Un lettore scrive:

    Questo articolo va letto insieme a questo: http://www.paginaq.it/2014/03/17/dialogo-impossibile/

    Altrimenti finisce che letture improprie danno origine a qualcosa che assomiglia molto a una lista di proscritti sul portale del Comune di Pisa, una mossa difficile da attendersi sul sito di un’istituzione pubblica in un paese democratico nel XXI secolo: http://www.pisainformaflash.it/notizie/dettaglio.html?nId=17103

  4. avatar Tom scrive:

    Ma proscritti da che? Pisa Informa viene quotidianamente ridicolizzato (e non a torto) dai rebeldi, e “se osa” attaccare allora fanno le vittime. Bimbi decidetevi: o PIF è una pagliacciata oppure è l’indice dei libri proibiti.

  5. avatar Alberto Zoratti scrive:

    Perfetto Rita, la chiudo qui. Vedo che della macchina del fango adesso fa parte anche PaginaQ, con commenti per nulla “moderati” fatti da anonimi. Ribadisco convintamente la mia critica, per il resto, ognuno proceda come meglio crede. Se il giornalismo che si definisce “indipendente” e “professionale” si picca per critiche sul proprio operato siamo proprio messi bene. E la prossima volta, davanti a cose che non si condividono, un consisglio: alzare la mano e farsi avanti, dicendo la propria. Il resto è adolescenza, ma per questo non mi interessa. Buon giornalismo indipendente, sperando ancora nel diritto di critica, fino a che ci verrà permesso.

    • avatar Rocco Scarinci scrive:

      Accusare pagina Q di far parte della macchina del fango (quale?) approfittando della possibilità data da pagina Q di esprimere il proprio parere è, quantomeno, strambo! Come rimproverare pagina Q di aver fatto da stampella con il proprio articolo (l’intervista) alle affermazioni di un altro quotidiano. Come vedi ciascuno trae delle conclusioni personali da quel che legge è il bello dell’intelligenza.

  6. avatar antonimo scrive:

    paginaQ è stato l’unico giornale che ha seguito passo passo le vicende dell’Excolorificio prima e del Distretto 42 poi, altrimenti ignorate dall’informazione locale, credo che questo articolo si un altro tassello da aggiungere alla puntuale e accurata narrazione degli eventi.

  7. avatar Tom scrive:

    Alberto stai sereno. La macchina del fango la regalava Libero da costruire in venti comode uscite. Rita ha il diritto di firmarsi come le pare e piace e di non mettere il suo cognome, o gli attivisti di Rebeldia hanno sempre commentato con nome e cognome su PaginaQ? Non credo proprio.

    Perché non mettete la possibilità di commentare anche su Rebeldia.net?

  8. avatar Francesco S. scrive:

    Mi pare opportuno precisare, per amor di chiarezza, a pro di tutti e per fugare ogni dubbio o possibile ambiguità, che chi qui usa certe espressioni, certe parole, certe insinuazioni e certi atteggiamenti – che io, come moltissimi altri, ritengo inqualificabili – esprime esclusivamente sue posizioni del tutto personali. Che peraltro, nello specifico, sono pochissimo, pochissimo, pochissimo condivise (per fortuna); anzi…
    Non ne prendo le distanze semplicemente perché non ci sono mai stato vicino (sempre per fortuna), chiederei scusa ma non posso certo farlo conto terzi (purtroppo). Saluti.

  9. avatar Maurizio Mei scrive:

    Seguo Paginaq da quando esiste. Da quando esiste ne apprezzo lo stile giornalistico sobrio: niente dietrologie, poche interpretazioni, molti fatti nudi.
    Andare a chiedere la versione di Jcolors su questa vicenda era esattamente quello che doveva fare una testata giornalistica seria – infatti hanno omesso di farlo, mi pare, sia il Tirreno che la Nazione che Pisa(dis)informa – quest’ultima ha apoditticamente sostenuto nel titolo del suo articolo che le parole di Danti sono “la verità” (nel seguito chissà se aggiungerà che sono anche “la via” e “la vita”…).
    A un lettore attento non dovrebbe neanche sfuggire questa frase:” ‘Confermare’ però è un termine decisamente forte che magari andrebbe spacchettato nei vari componenti”, che non mi sembra deporre particolarmente a favore dell’attendibilità di Danti.
    In conclusione, leggere che Paginaq sarebbe coinvolta in una specie di “macchina del fango” mi ha causato un’ilarità irrefrenabile, per la quale ringrazio sentitamente Zoratti.

  10. avatar Antonio Gazzarri scrive:

    Quella di rebeldia è propaganda, cambiano i temi, cambiano i posti ma non si concretizza mai nulla l’importante è farsi notare, stare sulla scena politica nel bene e nel male. Questa discussione ne è l’ennesima conferma.

    Siamo in campagna elettorale e questa banda di cattocomunisti pieni di sensi di colpa e contraddizioni sta dando il meglio di se nella teatralità grottesca di questa città.
    Incapaci di affrontare i problemi con la serietà di un sorriso, trovano soddisfazione nel fare le vittime arrabbiate e cercando di definire la loro identità per negazione di quella altrui.
    Ai miei tempi i movimenti erano la coscenza e la dignità della società civile, ora sono diventati solo dei fenomeni sociali marginali colmi di personalismi.

    Mi dispiace per tutti coloro che sono coinvolti in rebeldia e che (saranno la maggior parte) credono in tutte le attività, nei movimenti e in una socialità differente, ma si sono fatti sovradeterminare da un manipolo di intellettuali annoiati che invece di affrontare la crisi di mezza età ha deciso di fare politica.

    Scelta del tutto rispettabile se si preoccupassero di affrontare questioni davvero importanti piuttosto che attaccare gente che cerca di inventarsi un lavoro come paginaq.

    Tempo fa scrissi un commento sempre sull’argomento purtroppo è stato censurato, perchè tacciato di sarcasmo, spero non venga fatto altrettanto con questo.

    In ogni caso grazie a paginaq che si sforza di offrire spazi di confronto e riportare le notizie.

  11. avatar Maurizio Mei scrive:

    Mah, la natura del Municipio dei beni comuni mi sembra molto diversa da quella di una “banda di cattocomunisti pieni di sensi di colpa e contraddizioni “: ho partecipato per molto tempo a molte delle attività del Rebeldìa e non riconosco in questa descrizione alcuna delle persone che ho incontrato; e anche per quanto riguarda il vittimismo, ne vedo molto di più nelle stanze di Palazzo Gambacorti. La polemica che si sta svolgendo su questo articolo non è fra il Municipio dei beni comuni e Paginaq, ma fra un singolo e Paginaq (e en passant vorrei anche dire che le critiche, anche ingiuste, sono legittime: cerchiamo di non fare come Pisa(dis)informa, che taccia di violento chiunque osi criticare).

  12. avatar tom scrive:

    Più che contraddizioni direi ambiguità, non ultima quella di chi si esprime a nome di chi, con quale nome, e per quali fini. Non si può negare che Alberto sia uno degli attivisti del Municipio più dinamici sul versante comunicazione.

    La mia esperienza nel Municipio si è conclusa proprio quando ho visto una situazione pari pari a quella descritta da Gazzarri.

    • avatar Alberto Zoratti scrive:

      Tommaso, solo per amor di chiarezza. Le cose che ho detto e scritto le ho firmate con nome e cognome, senza accompagnarli con nessuna sigla. Non perchè io non abbia appartenenze, ma perchè a volte le persone hanno opinioni, punti di vista, critiche indipendentemente dai contesti, dalle minoranze o dalle maggioranze schierate sul tema in oggetto. Io in questo caso parlo per nome e per conto mio, prendendomi le tue stesse libertà e quelle di altri. Poi ci saranno persone d’accordo o in disaccordo, evviva la libertà, purchè si riconosca, come sembra si stia facendo almeno negli ultimi due interventi, la libertà di critica (giusta o ingiusta, dipende dai punti di vista).
      Sulle percezioni rispetto al Municipio ognuno ha la propria e anche quello fa parte della libertà e del diritto di critica. Sulla tua possiamo essere anche in disaccordo, ma non per questo mi faccio venire chissà quali agitazioni, fa parte del confronto tra persone libere.

      • avatar Rita scrive:

        Un conto sono le critiche, tutte legittime; un conto sono le offese, le infamie, le accuse di essersi vendute. Io non sono d’accordo praticamente con niente di quello che dici, ma non insinuo che tu lo dica perché pagato, che so, dalla Unilever, né che tu guidi una macchina del fango (le parole sono importanti, diceva quello). Ah, e, ti dirò: il Distretto 42 non è il centro del mondo, ma soprattutto tu non sei il centro del Distretto 42 (fortunatamente).
        Comunque tutta questa discussione conferma che i commenti su internet sono come le scurregge: zozzerie rumorose e puzzolenti che danno molta soddisfazione a chi le fa ma danno fastidio a tutti gli altri.
        Ciao, avverti quando vinci il premio Pulitzer e salutaci Grillo.

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