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Pisa, il garbuglio degli spazi ad uso sociale

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La terza commissione consiliare ha avviato martedì una discussione sul patrimonio comunale destinato ad usi sociali, associativi e ricreativi. L’idea è quella di fare una ricognizione del patrimonio esistente e capire se e come è stato assegnato. Alla seduta di ieri ha partecipato la dirigente al patrimonio Laura Tanini, che ha illustrato i punti principali del regolamento deliberato dalla giunta nel 2010 e tuttora in vigore.

La commissione ha preso visione di un elenco dove compaiono gli immobili classificati ad uso sociale e associativo, dove però rientrano anche altri edifici come scuole e chiese, che solo in via secondaria ospitano attività sociali. Dall’elenco, redatto dalla dott.ssa Cantisani della direzione Partecipazione-Servizi Demografici, si nota una composizione molto variegata delle assegnazioni: sono moltissime le associazioni che occupano spazi senza titolo, in alcuni casi con contratti scaduti, in altri addirittura senza contratti.

Alcuni esempi: nei locali sul retro della scuola Cambini in via Carabottaia c’è il Sovrano Ordine Ospedaliero di Malta, che è lì senza titolo. Come lo è la Pubblica Assistenza nei locali di via Fiorentina e in quello di via della Repubblica Pisana, entrambi inseriti nel piano delle alienazioni, o Amnesty International e l’Associazione Marinai d’Italia, per le quali il contratto per i locali presso il Giardino Scotto è scaduto e non è stato rinnovato.

E ancora, ad essere in una sede senza titolo sono anche gli scout del CNGEI nei locali di via San Frediano, l’Associazione Amici della Lirica nei locali della Circoscrizione 6, dove vivono la stessa situazione anche l’associazione Filarmonica Pisana e l’Accademia Musicale Pisana. Ci sono infine situazioni di contratti in scadenza, come nel caso della chiesa di San Bernardo che ospita l’omonimo Cantiere, o locali mai assegnati, come quello di via Pisano, o il Dott.Jazz, attualmente chiuso. Una situazione molto complessa che vede insieme beni disponibili e indisponibili, beni comunali e demaniali, immobili in uso e altri inagibili; una situazione di fronte alla quale i commissari hanno colto la difficoltà di trovare una visione di insieme.

“Il regolamento – ha detto Tanini – è molto chiaro su come si dovrà procedere da ora in poi: con i bandi. La trattativa privata è prevista solo in alcuni casi particolari”, ha aggiunto senza specificare ulteriormente. Ha sottolineato poi che “non esiste una normativa ad hoc sull’utilizzo di beni comunali a fini associativi”, e che quindi “non si può fare riferimento a una disciplina dello Stato in materia. Per questo ci siamo dotati di un regolamento”.

L’assunto da cui parte l’amministrazione è che “il patrimonio immobiliare è un costo, che soprattutto in questi casi non produce praticamente reddito. Motivo per cui l’amministrazione tende a scaricare sui concessionari i costi di manutenzione ordinaria, che comunque in genere spettano al locatario, mentre si addossa quelli per la manutenzione straordinaria”.

Senza una ricognizione precisa degli spazi e delle associazioni, dicono però i commissari, è difficile capire quanto il regolamento adottato sia efficace, e lo stesso vale per il regolamento sulle ex Circoscrizioni, per le quali è stato istituito il canone “a ore”. Per questa ragione la commissione ha chiesto ulteriori verifiche sullo stato delle cose, con l’obbiettivo di avere un quadro preciso delle richieste e delle criticità.

Per la consigliera Cioncolini il fine è anche un altro: “Verificare che in ogni quartiere ci siano adeguati spazi associativi, che rispondano alle esigenze delle associazioni”, mentre la consigliera Veronica Fichi ha fatto notare come le verifiche debbano tener conto di situazioni molto diverse: “Associazioni che hanno sede in un luogo e lì vi svolgono le proprie attività, oppure situazioni in cui vi è necessità di spazi che possano essere utilizzati in modo più saltuario da associazioni o gruppi informali”.

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Pubblicato il: 16 aprile 2014

Argomenti: Pisa, Politica, Sociale

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