MENU

Pisa 1994-2014: fuga dalla città e urbanizzazioni ingovernate. “Ecco perché serve la pianificazione di area vasta”

Pisa_-_veduta_aerea_2

In vista dell’incontro che si terrà sabato 29 alla Leopolda, A Proposito di Pisa lancia la proposta di una moratoria per le varianti urbanistiche, perché la pianificazione, dicono “deve avere un altro respiro”. Intervista a Federico Russo

federico russoSi terrà sabato 29 novembre alla Stazione Leopolda una giornata di studio sulle trasformazioni che hanno investito la città di Pisa negli ultimi venti anni. Un giornata che vuole far riflettere anche sulla lunga stagione politica avviata a metà degli anni’90 con l’elezione diretta dei sindaci, e che a Pisa è stata dominata dalle amministrazioni di centro sinistra, tutt’oggi alla guida della città. Un processo lungo, che è stato affiancato dalle riforme degli enti locali e che tocca molto da vicino i temi della pianificazione e dell’urbanistica. In questo si inserisce l’annoso dibattito sul piano strutturale d’area vasta, ovvero lo strumento di pianificazione che i 6 comuni dell’area pisana dovrebbero adottare per portare avanti una visione univoca e coerente di grande area urbana.
La giornata di sabato comincerà con le relazioni dell’economista Andrea Bonaccorsi e dell’urbanista Vezio De Lucia, estensore del Piano Regolatore di Pisa a metà degli anni ’90, e si concluderà con un confronto tra gli ultimi tre sindaci, Piero Floriani, Paolo Fontanelli e Marco Filippeschi. A organizzare l’iniziativa è il laboratorio politico A proposito di Pisa, e sulle ragioni e gli obbiettivi della giornata abbiamo parlato con Federico Russo (nella foto), tra i fondatori dell’associazione.

Federico, qual è il senso questa giornata?

L’iniziativa nasce per confrontarsi con fenomeni che non si riducono alla cronaca, all’emergenza. Vorremmo portare alcuni elementi di riflessione alla politica che in questo momento governa, a partire da due grandi temi che ci sembrano fondanti. Il primo è il tema demografico, di cui si parla da almeno 20 anni, e che vede da un lato un invecchiamento della popolazione, che a Pisa ha dimensioni molto robuste, dall’altro il fenomeno della fuga dalla città, una suburbanizzazione che non ha pari per dimensioni con altre città. Si tratta di un tema di cui si parlava già ai tempi di Floriani e che oggi è sempre più evidente: mentre i residenti iscritti all’anagrafe sono in calo, le giovani famiglie scappano e vanno a vivere nei comuni limitrofi.

E il secondo?

La pianificazione non si può ridurre a una lista della spesa

Il secondo tema ha a che fare con la capacità della politica di governare un’area vasta, nello specifico quella pisana, che è governata in modo disorganico pur essendo interessata dagli stessi fenomeni sociali ed economici. Da almeno 10 anni infatti si parla di piano strutturale d’area, ma ad oggi, al di là di alcune boutade, non ci sono atti concreti. Il problema però è reale e ci sembra legato al fatto che la politica non ha strumenti per governare fenomeni che vanno al di là dei confini amministrativi. Motivo per cui si assiste a una vera e propria competizione tra i Comuni, una sfida che però si traduce in un gioco a somma zero per i comuni e a somma negativa per l’ambiente.

Un esempio?

Allo spopolamento di Pisa ha contribuito la crescita sproporzionata di Cascina. Parliamo di un 22% di abitazioni in più in 7 anni, dal 2001 al 2008, e di una politica edificatoria che non è stata concertata con gli altri comuni: gli effetti sono la suburbanizzazione e lo spopolamento del centro. Per fortuna c’è ora la legge regionale sul governo del territorio, una legge di cui siamo grandi sostenitori, per cui fenomeni simili non si potranno ripetere, ma occorre metter mano a quelli già esistenti, come in questo caso.

L’area vasta quindi va rivista o l’idea rimane valida?

Rimane valida, anzi, crediamo sia stato un danno non essere partiti dieci anni fa, quando già i fenomeni di decentramento e le diseconomie legate alla carenza di programmazione comune erano evidenti al contributo degli studiosi. Dal punto di vista politico però, nonostante questa consapevolezza scientifica non è stato fatto alcun passo avanti.

Quando si parla di area vasta o di comune unico, c’è l’impressione che si parli di prospettive valide solo sulla carta e che sul piano teorico manchi un’idea complessiva di città, o di area urbana. È così?

Per tutelare il territorio chiediamo una moriatoria delle varianti

Ci sembra che in questa discussione, finora, ogni comune si sia limitato a esprimere i suoi desiderata. Ci chiediamo: un atto di pianificazione di questa portata si può ridurre ad una lista della spesa? O stiamo pensando ad ‘apparecchiare una tavola unica’? Fuori di metafora, parliamo di una città di 200.000 abitanti o stiamo concertando tra i vari comuni come spartirsi le funzioni pregiate? Ci sono due elementi che non ci fanno dormire sonni tranquilli. Mentre si discute della necessità di progettare un’area urbana di 200.000 abitanti, meno della metà dei quali stanno a Pisa, ogni comune nel frattempo fa i suoi monitoraggi e le sue anticipazioni. In questi anni infatti è stato un fiorire di varianti di monitoraggio o varianti anticipatrici al piano strutturale. Ma quando lo faremo qualcosa di unico? Quando ogni comune avrà esaurito il suo territorio edificabile? O l’ultimo centro commerciale di pregio sarà stato spartito. L’altro elemento ha carattere politico. Una volta che gli abitanti si spostano dal centro alla corona urbana, garantire i servizi diventa più costoso. Sopratutto se le persone continuano a lavorare in centro e quindi hanno bisogno di prendere la macchina tutti i giorni. Questo accade perché la gestione dei servizi non viene pianificata in contemporanea con le trasformazioni urbanistiche. Abbiamo la percezione che ogni comune cerchi di inseguire l’occasione – e questo è il punto – perché siamo in emergenza economica e servono risposte “pronto uso”. Ma l’inseguimento della singola opportunità, e non dell’idea complessiva, diventa un boomerang a lungo termine.

I comuni piccoli però spesso adottano i propri piani urbanistici, varianti comprese, perché temono di perdere il controllo del proprio territorio, una volta inglobati attorno a un comune più forte, nel nostro caso Pisa.

È vero, la tentazione di fare da sé è inarrestabile anche per gli “uomini di buona volontà” fino a che permangono questi incentivi, fino a che non facciamo una moratoria sulle varianti in attesa del piano strutturale. Lanciare la palla in avanti e parlare di Comune unico è, invece, il modo migliore per non arrivarci. I comuni più piccoli non vogliono fare la fine del “litorale” pisano.

Una moratoria delle varianti è un’idea forte e difficile. Come la sostenete?

Sappiamo bene che il taglio dei finanziamenti e la crisi economica in un certo senso “obbligano” i comuni a comportarsi in questo modo, cioè con varianti e campando di oneri di urbanizzazione. Siamo anche convinti che una visione di insieme del territorio non annullerebbe questi fenomeni, ma di certo li mitigherebbe. Se una funzione pregiata e redditizia si realizza in un comune, è ovvio che i dividendi non devono essere appannaggio esclusivo di quel comune ma anche degli altri. Se questo però rimane entro i limiti di qualche intervento visionario e ogni comune continua a gestire le sue partite da solo, si finisce con il costruire tanti Calambrone. Ecco perché la pianificazione di area vasta serve, e serve sopratutto ai comuni più piccoli.

Nella richiesta di una pianificazione condivisa e di lungo respiro c’è anche una considerazione, anzi una denuncia, sugli attuali tempi e modi della politica, che troppo spesso inseguono proclami ed emergenze. Si tratta di questo?

L’agenda politica vive di emergenze. La prima è quella sulla sicurezza, ma ne nascono anche altre – la viabilità, l’economia, il lavoro, e spesso con delle ragioni oggettive. Si insegue però un problema per qualche settimana, poi si passa al successivo. A nostro avviso questa è una politica che non aiuta a costruire progetti concreti, anzi. Sarebbe missione compiuta se portassimo gli attori della politica pisana a confrontarsi con questi fenomeni, perché ad oggi non accade. Ci piacerebbe che il mondo intellettuale pisano, ad esempio, fosse più presente sui fenomeni di lungo periodo, invece ci sembra silente. Possibile che non ci sia nulla nel mezzo tra la cronaca, l’emergenza, i sondaggi sul consenso e gli asettici rapporti di ricerca? Ci dovrebbe essere una società civile, che ricordi costantemente alla politica e al governo quali sono le grandi sfide e le idee a lungo termine. Ecco, noi vorremmo fare un po’ questo, a partire dalla giornata di sabato, ma non solo.

Download PDF

Scritto da:

Pubblicato il: 27 novembre 2014

Argomenti: Pisa, Politica, Urbanistica

Visto da: 1378 persone

Post relativi

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ricevi paginaQ per email

Ciao!
Iscriviti alla newsletter di Pagina Q
Se lo farai ci aiuterai a far vivere l’informazione nella nostra città e riceverai la versione mail del quotidiano.
Naturalmente non cederemo a nessuno il tuo indirizzo e potrai sempre annullare la tua iscrizione con un semplice click sul link che troverai in ogni nostra mail.