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Il programma della lista Cives sul lavoro

Villa_roncioni_pugnano

Il nostro viaggio per conoscere meglio le liste che si presenteranno alle prossime amministrative a San Giuliano Terme, passa oggi per la lista “Cives – Sentire comune”. Gli ampi stralci qui riportati del programma di Cives, che ancora non ha espresso un candidato sindaco né sciolto il nodo su eventuali coalizioni, affrontano principalmente il tema del lavoro.

Il centro della richiesta è quello di istituire un coordinamento: “Il Comune si deve dotare di un organo istituzionale permanente dedicato al lavoro, che ne abbracci tutte le declinazioni e sia trasversale ai singoli capitoli di spesa e di competenza, fatto con il contributo dei soggetti interessati”.  Il lavoro come attività produttiva riguarda circa 20 mila persone a San Giuliano, “che i demografi definiscono “popolazione attiva” (tra 15 e 64 anni), sappiamo che sul nsostro territorio insistono 1993 imprese attive di produzione di beni o di servizi, con impiego di 5164 addetti nei vari settori”.

Agricoltura: “Negli ultimi 5 abbiamo perso 1l 10% delle aziende agricole e delle attività di allevamento (oggi 202 sul nostro Comune), pur crescendo la superficie media coltivata per azienda, in conseguenza delle politiche europee che attraverso contributi hanno privilegiato le colture estensive. Così si è un po’ snaturata l’identità colturale del territorio, storicamente basata su vivaismo, ortofrutta, grano, allevamento bovino e suino, che costituivano una tradizione di valenza economica di cui occorre favorire il recupero. Occorre lavorare sulla filiera corta dei prodotti agricoli e delle loro trasformazioni, valorizzando la tipicità, anche con marchio territoriale. Occorre promuovere la cultura della tipicità e genuinità attraverso comunità del cibo, e puntare sulla qualità dell’agroalimentare che è la vocazione più naturale del nostro territorio. Una particolare risorsa può e deve essere Agrifiera, al di là del suo attuale taglio solo fieristico”.

Per quanto riguarda l’industria, l’artigianato e la manifattura, “Sono pochi i comparti ed i mestieri che non sono presenti sul nostro territorio (127 imprese manifatturiere, 429 di costruzione, 59 di logistica, 119 di servizi, ecc.). questo tessuto costituisce una grande ricchezza per la comunità. Naturalmente le imprese soffrono delle limitazioni tipiche del momento storico. Quanto manifatturiero – si domandano – si può muovere sul recupero e la valorizzazione dei ns. tesori storici e ambientali? Temi come il recupero dell’acquedotto, la rocca di Ripafratta, le cave, la stazione ferroviaria, il Macinante sono non più rimandabili anche per l’anticiclicità (possono dare lavoro e occupazione in tempi di crisi): è urgente attivare in ogni modo  tutti i canali per renderli “cantierabili”. Infine, intorno a quel tesoro misconosciuto della fondazione Cerretelli , come non pensare ai mestieri della sartoria e della moda, a partire dal progettare una scuola regionale superiore di 2° grado (assente nel Comune di San Giuliano) e favorire in ogni modo insediamenti produttivi specifici là intorno?”

Il commercio, altro settore importante dell’economia sangiulianese “avendo all’attivo 537 imprese. In un territorio che ha 10 frazioni con più di 1000 abitanti, crediamo non necessario l’insediamento di strutture di grande distribuzione, e che invece occorra perseguire la politica di favorire la creazione di centri commerciali naturali. La bottega di paese dev’essere incentivata e tutelata, anche per la valenza sociale. Occorre ridurre al massimo il carico burocratico e fiscale, agevolando le imprese nei loro adempimenti e scadenze. Bisogna promuovere l’organizzazione stabile di mercati delle produzioni locali e tipiche, negozi di commercio sociale utile e di ispirazione equo e solidale”.

Turismo: “Con 6 alberghi dotati di 779 posti letto, 23 alloggi privati, 8 agriturismi, 5 ostelli e rifugi che presi tutti assieme portano i posti letto a 1943, S. Giuliano ha avuto 68.318 arrivi nel 2012 (di cui 34.763 italiani e 33.555 stranieri – quasi fifty-fifty). Le presenze sono state 423.099 (284.311 italiane, 138.788 straniere), il che vuol dire che il turista resta sul territorio mediamente 6,2 giorni, e precisamente 8,2 l’italiano e 4,1 lo straniero”.

“Questo ci dice due cose: anzitutto che in provincia siamo secondi solo al capoluogo (abbiamo appena superato Volterra), e poi che il nostro turismo spalma poco sul territorio essendo prevalentemente termale – e italiano se guardiamo all’interno delle terme. In aggiunta al termalismo (che pure andrebbe sfruttato maggiormente) per il nostro Comune si rende necessario promuovere, intercettare, coltivare il turismo culturale e naturalistico. Occorre favorire il coordinamento dei proprietari delle ville, per niente valorizzate a questo fine (Eventi in villa, percorso delle ville, eventuali festival). Occorre mantenere e valorizzare i sentieri e le strade bianche per il turismo a piedi, a cavallo, in mountain bike, fare guide (anche elettroniche) con stazioni di ristoro e punti di interesse, stare nella rete delle Amm.ni che promuovono il turismo sostenibile”.

La lista civica si interroga infine “su forme di lavoro che non facciano sentire inutili i nostri circa 9000 pensionati, in un territorio dove ogni 100 giovani ci sono 181,3 anziani. Anche qui – concludono – abbiamo un enorme risorsa di capitale umano, articolato in eccellenze del sapere e altrettante eccellenze del saper fare, che abbiamo il dovere di far sì che non vada disperso”.

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Pubblicato il: 1 aprile 2014

Argomenti: Lungomonte, Politica

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