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Giacomo Verde in Artist=Zombie, il 20 febbraio

giacomo verde 20 febbraio zombie

A La Città del Teatro
Venerdì 20 febbraio ore 18.30

Giacomo Verde in Artist=Zombie

esposizione sulla morte dell’Arte

 

La performance del progetto Artist=Zombie si basa sull’esposizione di 12 foto formato cm 50×70 accompagnata dalla lettura dei diversi punti del Manifesto che spiega perché gli Artisti sono Zombies.

A seguire Andrea Ciommiento autore, regista e art reporter incontra Giacomo Verde.

 

Oggi l’artista è un sopravvissuto anzi un morto vivente, uno zombie, perché l’arte è morta.

Si, l’arte è morta e gli artisti sono zombie.

Essere artisti vuol dire insistere a proporre un modello di arte ormai obsoleto, utile solo a se stesso, alla propria sopravvivenza.

L’artista è uno zombie perché si nutre di organismi viventi, di eventi vitali e di vita reale per trasformarli in simulacri, rappresentazioni, feticci museali, cose senza vita, decorazioni, nature morte. E tutto per cercare di sopravvivere in un contesto malato, infettato, dove  solo i mutanti, i morti viventi, possono aspirare all’immortalità.

L’artista è uno zombie perché comunque sia si muove più lento del mondo dei vivi, più lento della storia. Anche se nel corso degli anni ha imparato a correre comunque non basta.

L’artista è uno zombie perché è sempre uno schiavo. Un resuscitato per essere sfruttato nelle piantagioni dell’immaginario, non decide mai in prima persona cosa fare. E’ un servo degli eventi che lo circondano. Segue solo il suo istinto di sopravvivenza.

L’artista fa paura come uno zombie perché sta sempre sul confine tra la vita e la morte. Sopravvive nel presente ma sta nel passato: è stato vivo, è stato morto, adesso è un morto vivente senza memoria.

L’artista è ridicolo come uno zombie che si muove barcollando. Incapace di afferrare velocemente la vita, la propria preda. Goffo nei movimenti e facile da prendere in giro. Comico nella sua ingenuità. Anche i nuovi zombie, che sanno correre e ringhiare paurosamente, sono comunque comicamente vulnerabili.

L’autoritratto è sempre stata l’unica e vera opera d’arte. Perché l’artista ritrae sempre se stesso anche quando riproduce il mondo che lo circonda. Quindi l’unica opera d’arte che può fare uno zombie è l’autoritratto.

I vivi non sono artisti, ma sono arte vivente. Per questo gli zombie li mordono, li squartano, li mangiano. Perché gli artisti vivono d’arte, così come gli zombie mangiano i vivi.

Fare arte non vuol dire essere artisti. I vivi sono e fanno arte continuamente senza che si definiscano artisti. Ma l’arte dei viventi è un’arte incosciente. Un fai-da-te. Un artigianato. Prendere coscienza dell’arte vuol dire infettarsi e trasformarsi in zombie.

Chi sopravvive al morso di uno zombie si trasforma in zombie. Se l’artista non ti uccide ti trasformi in artista. Il virus che ti entra in testa attraverso la ferita ti fa credere di essere più creativo degli altri. E ti spinge ad azzannare i viventi.

Gli zombie muoiono solo se colpiti in testa. Solo se il cervello smette di funzionare. Come a rendere evidente che l’arte è sempre stata frutto del pensiero prima che delle mani. Perché essere artisti è una presa di coscienza. E’ un virus mentale.

Per sopravvivere come artista bisogna che il cervello sia ancora attivo. Per sopravvivere come immortali bisogna che il cervello continui ad ospitare il virus. Per essere zombie bisogna far pensare il virus che ci possiede… ma solo quanto basta a sopravvivere per replicarsi, come dementi.

Se uccidi uno zombie non è un omicidio.

Era già morto.

Ingresso libero

 

lacittadelteatro.it

 

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Pubblicato il: 16 febbraio 2015

Argomenti: brandedQ, Città del Teatro

Visto da: 320 persone

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