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InQuadriamo il diritto Guard rail mancanti e alberi a bordo strada

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Cari Lettori,
oggi con InQuadriamo il diritto parliamo di alberi posti lungo il bordo della carreggiata e di guard rail mancanti.
Troppo spesso la cronaca italiana riporta notizie di tragici incidenti stradali connotati tutti dalla stessa dinamica: l’automobilista perde il controllo della propria macchina, esce dalla carreggiata e impatta violentemente contro un albero (magari un platano, un pino, un cipresso o un altro albero dal grosso fusto) posto sul ciglio della strada, con conseguenze tristemente immaginabili.

Ebbene, forse non tutti sanno che già dal lontanissimo 1865 la legge italiana ha regolamentato a più riprese questa materia, prevedendo delle distanze minime da rispettare per piantare gli alberi vicino alle strade. Nel corso degli anni si sono susseguite circolari e decreti del Ministero dei Lavori Pubblici e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che hanno affrontato questa tematica sotto molteplici aspetti, e anche la giurisprudenza (soprattutto quella della Corte di Cassazione) ha dato il suo importante contributo. Oggi, tra le norme più significative (ma, ripeto, la normativa è davvero tanta e molto varia!) c’è sicuramente l‘art. 26 del Regolamento di attuazione del Codice della Strada, nel quale si stabilisce che «la distanza dal confine stradale, fuori dai centri abitati, da rispettare per impiantare alberi lateralmente alla strada, non può essere inferiore … a 6 m». In linea di massima, quindi, gli alberi non dovrebbero essere mai piantati a meno di 6 metri dal bordo della strada.

Ma cosa succede quando gli alberi esistono già sul ciglio della strada, e sono lì magari da decenni e decenni? In questo caso, se non è possibile abbattere l’albero o trovare altre soluzioni alternative, si può pensare di realizzare delle idonee barriere di contenimento (guard rail, banchine e simili) che hanno, appunto, lo scopo di evitare la fuoriuscita dei veicoli dall’asse stradale e di evitare, quindi, il loro impatto con gli ostacoli (alberi, piloni ecc.) posti a bordo strada. Pensate, ad esempio, ai casi in cui un automobilista sia costretto ad andare fuori strada per evitare l’urto contro un’altra auto o contro un animale sbucato dal nulla, o perché sia stato improvvisamente colpito da un malore (ma gli esempi potrebbero essere tanti). Se a bordo strada sono presenti degli alberi, e se i guard rail mancano, il pericolo per l’automobilista è davvero elevato.

E’ chiaro che la scelta tra le varie soluzioni possibili spetta alle singole amministrazioni proprietarie delle strade, che sono chiamate a scegliere lo strumento migliore per garantire la sicurezza della circolazione. L‘art. 14 del Codice della Strada prevede, infatti, che «gli enti proprietari delle strade, allo scopo di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione, provvedono: alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi; al controllo tecnico dell’efficienza delle strade e relative pertinenze»). Spetta, quindi, a loro adottare tutti quei meccanismi di gestione, prevenzione e protezione volti ad impedire che la presenza di alberi lungo il bordo stradale sia fonte di pericolo per gli utenti della strada, anche perché sono loro ad avere l’obbligo di vigilanza e di custodia della rete stradale di loro proprietà (obbligo previsto, in via generale, anche dall’art. 2051 del codice civile).

E’ chiaro, peraltro, che non sempre un guard rail è sufficiente a salvare una vita: se un automobilista viaggia a 250 km orari anche l’urto contro un guard rail può avere conseguenze mortali. Occorre quindi analizzare sempre con molta attenzione la reale dinamica del sinistro, valutando scrupolosamente tutte le circostanze del caso concreto, l’eventuale sussistenza di un caso fortuito ecc. Nel fare ciò non bisogna, però, dimenticarsi di porsi una domanda: se l’albero non ci fosse stato, o fosse stato protetto da un guard rail, l’incidente avrebbe avuto le stesse conseguenze?

Francesca Bonaccorsi

 

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Pubblicato il: 3 dicembre 2014

Argomenti: InQuadriamo il diritto, Quaderni

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