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Grand Quignol! La cosa più semplice del mondo

danza

Il teatro secondo Sara ed Hengel

Ma di questa esistenza, dei suoi modi e delle sue regole, siete soddisfatti pienamente? Non sentite anche voi qualcosa che stride, che non torna? Come la sottile sensazione che debba esserci dell’altro e che tutto l’ambaradan possa rivelarsi un giorno una mezza fregatura?
Certo, certo che lo sentite…
E queste distese di asfalto e cemento non vi danno un po’ noia? E vi trovate anche voi esterrefatti a camminare tra le luci dei negozi che vendono cose su cose, quando in realtà si ha bisogno di ben altro?
Sì, vero?
Allora diteci un po’: come fate per placare questo fastidioso senso di vuoto? Lavorate ossessivamente? Assumete psicofarmaci o altro forse? Vi stordite di Social Networks e di televisione? O siete tra quelli che non fanno nulla, lasciandosi cullare dall’illusione che domani andrà meglio, che il futuro sarà una sfavillante festa di colori?
Sia come sia, carissimi lettori del Grand-Quignol! oggi abbiamo un umile consiglio per provare a farvi stare meglio. Lo abbiamo imparato in anni di ricerca teatrale e vogliamo condividerlo. È roba fisica, senza effetti collaterali. Dà solo un poco di dipendenza, ma niente di grave. Siete pronti?

Chiudete gli occhi per un momento, respirate sereni, cominciate a muovervi dolcemente facendo partire piccoli impulsi dalla parte più bassa della spina dorsale. Poi piano piano lasciate che questi impulsi si espandano lungo tutta la colonna vertebrale e infine in tutto il corpo. Portate le braccia al cielo e lasciate che gambe e piedi muovano liberamente. Ed ora danzate! Senza paura, senza isteria: danzate per la vita, come un frate francescano, come un Hare Krishna, come Liv Tyler nel film ‘Io ballo da sola‘. Fate sul serio e danzate fino allo stremo, e cantate, e ridete. Poi cercate qualcuno. Qualcuno che vi piaccia e vi faccia stare bene. Prendetelo per mano e insieme chiudete gli occhi per un momento, respirate sereni, cominciate a muovervi dolcemente facendo partire piccoli impulsi dalla parte più bassa della spina dorsale. Poi piano piano lasciate che questi impulsi si espandano lungo tutta la colonna vertebrale e infine in tutto il corpo. Portate le braccia al cielo e lasciate che gambe e piedi muovano liberamente. Ed ora danzate! Senza paura, senza isteria: danzate per la vita e per l’altro, come due frati francescani, come due Hare Krishna, come due Liv Tyler nel film ‘Io ballo da sola’. Fate sul serio e danzate fino allo stremo, e cantate, e ridete guardandovi negli occhi. Poi cercate altri che vi piacciono e vi fanno stare bene. Prendeteli per mano…
Capito l’antifona?

E poi cantate ancora, parlate meno, discutete meno e cantate, cantate sempre
: per strada, mentre lavate i piatti, per far dormire i vostri bambini, per il gusto di levare la vostra voce sulla Terra. Fatelo e vedrete. Qualcosa cambierà.
Vi dimenticherete dei tranquillanti, del lavoro ossessivo, dei selfie su Facebook… perché forse l’avrete ritrovata. Sì, proprio lei, la ricordate ancora?
Si chiama vita.
Si annida nella spina dorsale. Nelle risonanze ossee del canto.
Ed è la cosa più semplice del mondo.

Foto: Eadweard Muybridge. Animal locomotion an electro-photographic investigation of consecutive phases of animal movements. 1872-1885. USC Digital Library, 2010_particolare

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Pubblicato il: 14 settembre 2014

Argomenti: Cultura, Mondo, Teatro

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