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Lenticchie Vacanze ieri e oggi

spiaggia

Ferie! Questa strana parola dal sapore esotico. Creature mitologiche al pari degli Uominidiunavolta. Esistono veramente? Dove si nascondono?
Non gli Uominidiunavolta, quelli si sa che stanno nei film.
Ogni tanto compaiono, le Ferie, e hanno lo stesso effetto delle oasi nel deserto: meravigliose. Ma prima di vederne altre pòi mori’ di vecchiaia.

Al giorno d’oggi, però, anche le ferie hanno perso quella patina di rasserenamento che le ha sempre rese così desiderabili. Tuffiamoci pure nei luoghi comuni, ma è un fatto che per tanti, co’ ‘sta crisi, Ferie significa semplicemente Non lavorare. Che non è poco, certo, anche perché si presuppone che chi ha le ferie abbia anche un lavoro, e conosco persone che ammazzerebbero per una condizione del genere. Una di queste sta battendo alla tastiera e un giorno busserà alla vostra porta con una mazza chiodata, ma non dilunghiamoci oltre.

Per tanti, co’ ‘sta crisi, Ferie significa semplicemente Non lavorare

C’è chi comunque non rinuncia ad andarsene, e quantèvveroddio piuttosto che rimanere a casa si fa le ferie con le cambiali. Scelta che, e non se ne capisce il motivo, causa più dibattiti dell’ultima proposta di Renzi sulla TASI. Sempre utili, ‘sti dibattiti. Con un contenuto pratico e ideologico che generalmente si riduce al “Fai un popo’ come ti pare”, concetto che a quanto pare va ancora dichiarato esplicitamente.

C’è chi pendola. Pure in ferie. Casa-spiaggia. Eroi d’altro spessore che nessuno di noi comuni e sudaticci mortali oserebbe mai emulare.
È poi tornata alla ribalta anche la vacanza breve, ovvero il famoso “Week-end ogni tanto”. Il punto debole di questo metodo, dal punto di vista femminile, è l’irritante congiura da parte delle ovaie che puntualmente fanno iniziare i cinque amabili giorni di ciclo la mattina stessa della partenza.
Insomma, regolare le Ferie sta diventando uno strazio. Ma non è mica sempre stato così, eh.

C’è stato un tempo florido in cui si andava in vacanza migrando come i gabbiani. A stormi di parenti, verso il caldo. Ed era molto di più di una moda, era un’idea. L’idea che le ferie, in qualche modo, fossero un enorme pranzo di famiglia. Con la sola differenza che la tavola era la spiaggia, le sedie erano le sdraio e il servizio buono prevedeva piattini di plastica e se eri benestante i tovaglioli di carta. Altrimenti strusciavi le dita sulla sabbia e tanti saluti.

Mio nonno, sempre lui, che nonostante gli ottanta passati quando racconta ha la capacità di evocare i suoni e le immagini meglio di un documentario, mi descrive spesso quel periodo. Una specie di salto in un film di Sordi, dove i protagonisti principali sono amici e parenti ormai vecchissimi, come le foto spesse e sbiadite che ogni tanto ritrovi tra vecchi libri.

– (Nonno) Amoredenonno, tu ce vai ar mare, sì? Io e tu’nonna ormai ‘nce potemo più veni’, ciàmo du’panze che ‘nsareggemo.

– (Nonna) Cia’avrai te ‘a panza, ma senti che discorsi, ‘sto trucido.

– Mbè perché, tu perché ‘nce vieni ar mare? Pe’e meduse? Pe’i scoji?

– Ma quali scoji, nun me va più e basta, anvedi, fa caldo, stamosene qua sur terazzo, dentro ar giardino ar fresco e via no? Ma ‘ndo volemo anna’…ma poi tu te scotti pure, almeno te portassi ‘na crema!

– Ma io m’aa metto ‘a crema, che te credi?

– E quale?

– Quella blu, ma so’ trent’anni che m’aa metto e me so’ sempre scottato…come se chiama…’a Nivea!

– Ma la nivea mica è protettiva! Deve sempre fa’ ‘e cose de testa tua, poi diventa viola e tu manco je pòi di’ niente perché na’a capoccia sua ‘a crema se l’è messa.

– Aho ma ‘na crema è ‘na crema, eh, ‘sti lussi, ma che te credi che quanno annavo a mare io che ero piccoletto ce stavano ‘e creme come cellanno ora, trenta, venti, sei, sette, pei biondi, pei rosci, pei pelati (?), pei regazzini, te mettevi ‘a nivea, si ce stava, e annavi a mare. A Ostia, a’e cinque de matina, ancora mo’o ricordo, cor pòro papà mio, annavamo là che ancora dovevano apri’ ‘o stabilimento, aspettavamo, piavamo sei-sette ‘mbrelloni e stavamo là tutto er giorno. Eravamo trenta-trentacinque persone, mo’ pensa a mette’ a crema a tutti quanti, seh, coi regazzini che te scappano da ‘na parte all’altra, beatatté. Però quant’erabbello, eh? Ognuno portava quarcosa. Dice Ah Se’, che hai fatto tu oggi? ‘a parmiggiana! Vieqquà, allunga ‘mpezzetto che io te do ‘mpo’ de ‘sta frittata de cipolle co’ du’ rosette. ‘a morte sua. E vedevi tutte ‘ste borse termiche che parevamo sfollati, piene de piatti, per tera, sui sdraii, chicciaveva ‘a carne, chi ‘e melanzane, chi i supplì. C’era quarcuno, mo’ non me ricordo chi era, mannaggia oh, mi sa che è morto, comunque c’era questo che portava sempre sei-sette cocommeri ghiacciati, e noi là tajavamo e magnavamo, ‘na fetta la tajavi e tre t’arivaveno, così fino verso le quattro. Coi regazzini che magnavano sempre de corsa, nell’acqua, in mezzo ai tavoli, un macello! ‘n se fanno più ‘ste cose…e sei-sette giorni dopo tornavi a lavora’, tornavi a sgobba’ e t’eri ripreso ‘mpezzo de vita. Mo’ ‘nvece stanno tutti là buttati da ‘na parte, e tutti ciànno ‘a panza come ‘a mia, giovani, vecchi, femmine e maschi. Magnano tutti come si ce stasse ‘a guera e poi se vede, aho, ‘nce n’è uno che dici Caruccio, manco uno!

– Su questo te do ragione, vedi certe panze in giro che nun pòi fa’ a meno de guarda’. Ma poi sciòrti e disinvorti, mentre noi se stamo a fa’ ‘nsacco de problemi a ‘st’età…
– …guarda che solo te te li sta a fa’, eh. Anzi, allungame ‘mpezzetto de crostata va’.

Buone vacanze.
Alessia R. Terrusi

 

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Pubblicato il: 2 agosto 2014

Argomenti: Lenticchie, Quaderni

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