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Partiti e alleanze, il mosaico elettorale europeo

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di Enrico Calossi

Storicamente le elezioni europee sono state affrontate come elezioni di importanza secondaria, cioè gli elettori hanno spesso votato non tanto per temi legati al livello europeo quanto piuttosto per questioni di politica nazionale. Anche questa volta ci saranno attori politici che proveranno a utilizzare temi specificatamente nazionali, ma alcune novità e le dimensioni continentali della crisi economica spingeranno molte liste a concentrare la propria attenzione verso il livello europeo.

Come nel 2009, in Italia l’elezione avviene attraverso un sistema elettorale proporzionale con sbarramento al 4% dove ogni elettore può esprimere il voto di preferenza. Un’importante novità è che, per la prima volta, cinque europartiti hanno indicato i propri candidati alla presidenza della Commissione.

Il Partito popolare europeo, Ppe, ha scelto Jean-Claude Juncker; il Partito socialista europeo, Pse, Martin Schulz; l’Alde Guy Verhofstadt; i Verdi una coppia di deputati, il francese José Bové e la tedesca Ska Keller e la Sinistra europea Alexis Tsipras.

Partiti italiani in campo europeo

Nel 2009 la rappresentanza italiana al Parlamento Europeo, Pe, fu così distribuita: 35 eurodeputati aderirono al Partito popolare europeo (Ppe) – 29 dei quali provenienti dal Popolo della Libertà, 5 dall’Unione di Centro e uno dal Sudtiroler Volkspartei (Svp) – 21 ai Socialisti (eletti dal Partito Democratico), 9 nel gruppo Europa della Democrazia e della Libertà (Efd) – eletti dalla Lega Nord – e 7 nei Liberali (Alde) – eletti dall’Italia dei Valori. Nessun italiano aderì ai gruppi Conservatore, Verde e della Sinistra Unitaria.

Partendo dai risultati del 2009, Forza Italia e Nuovo Centrodestra, nonostante a livello nazionale siano su sponde diverse nei confronti del governo di Matteo Renzi, sostengono entrambi la candidatura di Juncker alla presidenza. Nel centrosinistra, il Partito Democratico ha finalmente sciolto l’ambiguità e ha aderito ufficialmente al Pse e, con convinzione, sostiene la candidatura di Schulz. La Lega Nord ha modificato la propria collocazione europea spostandosi su posizioni decisamente sovraniste e anti-Euro – allacciando rapporti con il Fronte Nazionale francese – e ha sostituito la scritta “Padania” nel proprio simbolo con “Basta Euro”. L’Italia dei Valori è membro dei liberali dell’Alde, ma non sembra sottolineare molto il proprio sostegno alla candidatura di Verhofstadt. L’Udc, che pur aveva superato la soglia del 4% nel 2009, si presenterà in alleanza con il Nuovo centro destra, Ncd. Svp, una lista di una minoranza etnica, è esentata dal superamento della soglia del 4%.

Altre forze, non presenti nel 2009, potrebbero giocare un ruolo prioritario durante queste elezioni. Il Movimento 5 Stelle si presenterà alle elezioni non sostenendo alcun candidato alla presidenza della Commissione e senza rapporti con altri partiti nazionali o europei. Scelta Civica si presenterà, insieme a Centro Democratico e a “Fare per Fermare il Declino”, a sostegno della candidatura del liberale Verhofstadt nella lista “Scelta Europea”. A sinistra, Sel ha finalmente sciolto le sue titubanze – fino al gennaio scorso era previsto l’ingresso nel Pse – e sosterrà la Sinistra europea, presentandosi con Rifondazione Comunista e altre sigle nella lista “L’Altra Europa con Tsipras”.

Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale sta chiedendo l’uscita dell’Italia dall’Euro-zona e per questo ha già dichiarato che i propri parlamentari non aderiranno più al PPE, considerato come troppo europeista. Infine, vista la rilevanza che hanno a livello europeo, occorre ricordare che anche gli ecologisti presenteranno una propria lista in Italia – “Green Italia” – a sostegno delle doppia candidatura Ska-Bové.

A ogni euroscettico il suo euroscetticismo

Per quanto riguarda i temi, ogni lista proverà ovviamente a spostare il dibattito su un terreno a sé favorevole. Fi e Ncd-Udc hanno posizioni diverse nei confronti del governo Renzi. Pertanto, anche se entrambe sosterranno Juncker, sottolineandone la posizione europeista e di argine nei confronti delle forze euroscettiche, obbligatoriamente marcheranno anche le proprie differenze a livello nazionale per vincere il derby all’interno dello schieramento moderato.

Il Pd sta impostando il proprio sostegno a Schulz come barriera verso gli euroscettici, ma anche come promotore di una revisione in senso più solidale del processo di integrazione. Questa impostazione è sufficiente per marcare le differenze con gli euroscettici, ma non verso i Popolari.
È probabile pertanto che anche il Pd sarà tentato di sottolineare i successi nazionali del governo Renzi per marcare maggiormente la differenza con i partiti della famiglia Popolare.

Gli attori accusati di euroscetticismo da Popolari e Socialisti sono il M5S, la Lega e FdI-An. Però le tre forze si dividono sul tipo di euroscetticismo: netto da parte della Lega che chiede la fine dell’Euro e anche del processo d’integrazione, di media entità da parte di FdI-An che chiede l’uscita dall’Euro-zona ma non dall’Unione, soft da parte del M5S che chiede un referendum sull’Euro, ma anche il rafforzamento in senso federale di altri aspetti (Eurobond).

Popolari e socialisti accusati di consociativismo

La lista liberale “Scelta Europea”, secondo l’approccio di Verhofstadt, denuncerà il “consociativismo” tra Popolari e Socialisti. La ricetta liberale pertanto è “più integrazione”, ma anche vera contrapposizione tra visioni opposte, sottolineando la bontà delle soluzioni liberali e liberiste.

La critica dei Liberali verso Socialisti e Popolari è parzialmente condivisa anche dai Verdi e dalla Sinistra. Entrambe le forze denunciano la direzione politica che Popolari, Socialisti – e anche Liberali – hanno impresso all’Europa. Chiedono “più integrazione” e “più Europa”, ma secondo i Verdi l’Unione dovrebbe riconvertirsi verso un’economia sostenibile, privilegiando le soluzioni energetiche alternative e non inquinanti.

Per la Sinistra invece dovrebbe acquisire un profilo più sociale e denunciare tutti quei trattati, come il Fiscal Compact, che mirano a favorire la competitività a scapito dei diritti sociali e salariali dei lavoratori.

La prossima compagna per le elezioni europee sarà veramente europea se riusciremo insieme, attori politici, ma anche commentatori ed elettori, a sottolineare le diverse opinioni senza lasciarci andare a semplicistiche e schematiche contrapposizioni.

Di Enrico Calossi, Coordinator of the Observatory on Political Parties and Representation (European University Institute – Florence)

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Pubblicato il: 15 maggio 2014

Argomenti: Mondo, Politica

Visto da: 1441 persone

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3 risposte a: Partiti e alleanze, il mosaico elettorale europeo

  1. avatar tom scrive:

    “i successi nazionali del governo Renzi”… ci può fare un esempio?

  2. avatar Beppe scrive:

    Manca il meglio per definire il progetto della lista Tsipras di sinistra. La rinegoziazione del debito, i cui interessi, da soli, ormai si mangiano i bilanci degli stati, senza alcun rapporto con la ricchezza vera e per la maggior parte a disposizione di banche e finanziarie. Rinegoziare il debito vuol dire tendere, in parole povere, a ridare il dovuto ai risparmiatori e rinegoziare la parte, maggioritaria, che ormai è pura rendita finanziaria. Con la consapevolezza che il debito, oltre che costruito ad arte, non è più sanabile se non in tempi biblici.

  3. avatar tom scrive:

    E con un’ampia, trasversale fetta di rappresentanza partitica che è diretta espressione degli interessi di banche e finanza, perché dovrebbe emergere una maggioranza tesa a difendere i cittadini dal capitale?

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