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Proteste al Don Bosco. Un detenuto e un agente intossicati

carceri

Una protesta portata avanti a livello nazionale nelle carceri italiane, che ha coinvolto negli scorsi giorni anche il Don Bosco di Pisa. La mobilitazione nazionale, indetta dal Coordinamenti dei Detenuti per il periodo dal 5 al 20 aprile, prende le mosse dalle drammatiche condizioni in cui vivono i detenuti nel nostro paese, condizioni che al di là degli specifici casi, sono comuni a tutti: sovraffollamento, igiene, programmi di reinserimento.

“L’obbiettivo che ci siamo posti – spiegava il coordinamento qualche settimana fa – è quello di dare coscienza a tutti i reclusi che solo attraverso la lotta possiamo ottenere quelle migliori condizioni di vita che noi tutti chiediamo e che ogni rivendicazione deve necessariamente essere accompagnata da una azione collettiva di noi tutti. L’inevitabile isolamento di queste mura rende difficile un’organizzazione estesa e ampia, ma noi non ci tiriamo indietro e con coraggio ci apprestiamo a far sentire la nostra voce sia all’interno che all’esterno di queste strutture”.

Anche i detenuti pisani, a eccezione ovviamente di quelli ricoverati nel centro clinico del carcere, hanno protestato battendo le inferriate delle celle e rifiutando il cibo. Al Don Bosco ci sono attualmente circa 300 persone su una capienza di 250; un dato comunque migliore rispetto a qualche tempo fa quando le presenze sfioravano le 400 unità, ma comunque in sovrannumero.

Non sono mancati durante la protesta momenti di tensione, con alcuni detenuti che hanno dato fuoco a materassi, lenzuola e coperte, gesto che ha portato all’intossicazione lieve, nella serata di giovedì, di un detenuto e di un agente di polizia penitenziaria.

“Sembra che la protesta sia ora terminata”, ha dichiarato ieri il direttore del carcere Fabio Prestipino. “Stamattina (ieri, ndr) hanno protestato in pochissimi e credo che ormai si sia conclusa. La mobilitazione è durata due giorni ed ha riguardato quasi tutti”.

“La realtà pisana è particolare – aggiunge – connotata dal legame di forte attenzione con l’esterno verso il carcere, ma anche con una forte presenza di detenuti stranieri. Si tratta poi del secondo carcere in Toscana per il numero di ingressi: ne abbiamo circa 1000 ogni anno – una cifra che ci rende secondi solo a Sollicciano – di cui oltre il 60% dallo stato di arresto o di custodia cautelare”.

Per questa ragione anche Prestipino ricorda l’importanza di una figura istituzionale come il Garante dei Detenuti, che a Pisa manca da diversi mesi. È uscito recentemente il bando e ora si attende l’esito: “Ne sentiamo anche noi la mancanza, e auspico che venga al più presto nominato perché si tratta di un ruolo importantissimo per la vita dei detenuti”.

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Pubblicato il: 12 aprile 2014

Argomenti: Cronaca, Pisa, Sociale

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