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Beni culturali, Serfogli: “Disponibili a rivedere le illegittimità dell’intesa”

Mélisande*-flickr

Un’ora e mezza, tanto è durato l’incontro di ieri che ha visto seduti a un tavolo gli assessori Dario Danti e Andrea Serfogli e le associazioni di professionisti di beni culturali, i docenti universitari, gli studenti e i tanti soggetti firmatari del documento congiunto del 21 marzo scorso.

Oltre un’ora per parlare di quell’intesa che tira in ballo il volontariato e la cura del patrimonio storico artistico di Pisa, in cui sono state evidenziare le criticità del documento, ieri aspramente contestato anche dal prof. Tomaso Montanari

Dalla definizione di “minuta manutenzione” che, sottolineano i promotori dell’incontro, “non trova riscontri nelle norme che regolano la tutela dei beni culturali e quindi può essere oggetto di interpretazioni disparate, lasciando nella vaghezza la tipologia degli interventi”. Una questione che si lega strettamente con la questione volontariato, di cui nessuno vuole metterne in discussione il valore, ma di cui si vuole soprattutto ricordare il principio di sussidiarietà, sottolineando dunque che l’azione dei volontari non può sostituirsi a quella dei professionisti formati.

Un punto su cui l’assessore Serfogli concorda: “La manutenzione spetta a coloro che hanno competenze e strumenti”. Per questo sembra disponibile a un’ulteriore chiarimento rispetto alle mansioni che potranno essere affidate alla squadra di volontari. Mansioni dice ancora Serfogli, “che per i nostri intendimenti si limitano alla segnalazione e alla pulizia di grondaie dal fogliame e interventi simili. Nell’intesa firmata in Prefettura si fa riferimento, nell’intervento dell’architetto Ciafaloni, a un ‘protocollo di intervento’: la definizione di questo potrà essere la sede in cui definire il campo di azione dei volontari”.

Fra le criticità fatte emergere dai soggetti firmatari del documento in cui si chiede il ritiro dell’intesa e la creazione di un tavolo di confronto, il fatto che la “presenza dell’Università fra i firmatari vanifichi il lavoro dei formatori. Cui si aggiunge la non definizione della tipologia del patrimonio interessato, “siti archeologici? Patrimonio architettonico? E su siti di proprietà di quali soggetti?” Un punto a cui l’intesa non risponde e che dovrà essere oggetto di ulteriori specifiche.

“Perché – chiedono inoltre – l’unica associazione coinvolta è gli Amici dei Musei e dei Monumenti di Pisa?” Se alla domanda Serfogli non può certo rispondere, non essendo lui l’artefice dell’incontro, prova a ipotizzare “che il motivo sia la loro vasta diffusione a livello nazionale. Ma se ci sono altri soggetti disponibili – aggiunge – non credo che debbano essere esclusi”.

Entro una decina di giorni i due assessori hanno promesso di sottoporre la questione al Sindaco e alla Giunta: “Sono stati evidenziate illegittimità e opportunità – prosegue Serfogli – noi li valuteremo. Credo che lo spirito con cui l’intesa è stata firmata non sia stato compreso: la volontà era di tentare di dare una risposta a una situazione emergenziale, che interessa tutta la nazione, in una contesto in cui lo Stato destina risorse indubbiamente insufficienti alla cultura e al patrimonio”.

Un primo passo è stato fatto, ma sembra chiaro che, almeno al momento, l’intesa non sarà ritirata dato che conclude l’assessore al patrimonio “non siamo gli unici soggetti coinvolti”.

Oggi intanto, alle 18, si terrà un’assemblea a Palazzo Ricci: “Come studenti – spiegano i promotori dell’iniziativa -vorremmo parlare ancora della questione per promuovere delle soluzioni alternative alla ‘emergenza beni culturali’ di Pisa che non passi per lo sfruttamento del lavoro volontario, ma che riconosca le professioni dei beni culturali come lavoro con una sua dignità che va retribuito”.

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Pubblicato il: 10 aprile 2014

Argomenti: Cultura, Pisa, Politica

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