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San Matteo: crescono i visitatori, ma servono soldi per gli investimenti

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Passi avanti, magari non enormi, ma che cominciano a dare i propri frutti al Museo di San Matteo. Gli ingredienti sono una maggior fluidità e comprensibilità del percorso, e una spettacolarità che per il direttore Dario Matteoni costituisce un elemento su cui insistere per “entusiasmare e stupire” il visitatore che si trova fra le sale di un museo “specialistico”.

I frutti sono un aumento dei visitatori, che si attestano sulle 10 mila presenza annue, ma che nei primi mesi del 2014 hanno registrato un incremento del 30-40%. E un maggior tempo di permanenza del pubblico fra le sale, segno che i nuovi, seppur ancora non terminati, allestimenti raggiungono l’obbiettivo.

A guidare il sopralluogo al museo della terza commissione consiliare, a cui ha partecipato anche l’assessore alla cultura Dario Danti, è lo stesso Matteoni. Un sopralluogo che ha preso le mosse da un’interpellanza di Giovanni Garzella ispirata da alcuni commenti pubblicati su Tripadvisor che evidenziano alcune carenze del San Matteo: di comunicazione e di guide, assenza di servizi come il bookshop e in generale una mancata valorizzazione, anche in città, del prestigioso patrimonio conservato.

san-matteoLa visita fra le sale del museo mostra ai consiglieri gli interventi fatti e quelli già compiuti. La nuova illuminazione, i cui effetti sono particolarmente chiari nella sala delle croci lignee medioevali e spiccano a confronto con le sale dove sono ancora presenti le nuove luci. Una sostituzione non ancora avvenuta per un semplicissimo motivo: la mancanza di fondi. Che è all’origine anche del procedere a tappe del riallestimento e dell’introduzione dei pannelli multimediali a corredo delle opere. Come spiega Dario Matteoni i vari interventi vengono fatti grazie ad alcuni piccoli finanziamenti che via via il Museo riesce a intercettare. Dato che anche la dotazione proveniente dal Ministero dei Beni Culturali è ben poca cosa, soprattutto se paragonata alle necessità.
E se in buona parte delle sale il nuovo allestimento è già completato da terminare resta la riorganizzazione di parte di quella dedicata al ‘400, e una riorganizzazione di quelle che verranno dedicate al ‘400-‘500, in cui troveranno posto due polittici fiamminghi ora nei depositi, la galleria dedicata al  ‘500-‘600 e la saletta che verrà dedicata al San Lussorio di Donatello e alla piccola al rilievo in stucco della Madonna col bambino di Michelozzo di Bartolo.
Ma cambiamenti sono previsti anche al piano terreno. Qui Matteoni ha intenzione di arricchire la sala del retroconvento dedicata alle sculture pisane del XII-XV secolo con l’esposizione di affreschi staccati. E riaprire le sale oggi chiuse dedicandole alla scultura e ai bacini ceramici.

Interventi che però necessitano di finanziamenti che al momento languono. Mentre è accesa l’attenzione sulle opere del San Matteo. “Numerose – dice Matteoni – le richieste di prestiti per mostre temporanee: da Firenze è arrivata la richiesta per otto opere che sono nei depositi, mentre quella giunta da Parigi è per i bacini ceramici”. Richieste che il museo, quando possibile, cerca di soddisfare in cambio di interventi di manutenzione straordinaria o addirittura dei restauro: “Il Ghirlandaio esposto in Brasile è stato prestato in ‘cambio’ di un intervento di restauro di circa 8 mila euro, senza il quale non avrebbe potuto viaggiare”.

Intanto i lavori e la risistemazione dei depositi sta per essere completata, e diventeranno parte integrante del museo, così come il laboratorio di restauro a vetri inserito alla fine del percorso dove fra una quindicina di giorni prenderà il via il restauro di un’opera del Beato Angelico.

Certo i miglioramenti da fare, sia all’interno sia all’esterno non mancano, come hanno constatato il direttore Matteoni e i consiglieri.
C’è la necessità di servizi aggiuntivi come un bar interno e un bookshop. Ma San Matteo ha spiegato Matteoni, non ha i numeri affinché i Ministero dia il via libera a una concessione: 200 mila i visitatori annui necessari, un numero inarrivabile per San Matteo e Pisa. Per questo dice Matteoni, “stiamo studiano la possibilità di allestire un piccolo chioschetto di ristoro: perché un visitatore che ad agosto si avventurasse fin qua si troverebbe in un deserto dei tartari, senza possibilità alcuna di prendere un caffè neppure all’esterno”.

E la necessità di interventi esterni è l’altro punto su cui batte Matteoni, che torna sull’idea di creare una rete museale fra i centri e i musei sul Lungarno, di implementare i percorsi e i trasporti pubblici da piazza dei Miracoli al San Matteo (magari con l’istituzione di un’apposita navetta), ma anche rendendo più visibile la piazza sfruttando anche l’arrivo della sede distaccata della Biblioteca Universitaria. Proposte che trovano il sostegno dell’assessore Danti favorevole a un ragionamento integrato fra cultura, turismo e commercio, e che vorrebbe avviare anche una discussioni l’ipotesi di un biglietto unico che metta in rete le diverse realtà cittadine.

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Pubblicato il: 20 marzo 2014

Argomenti: Cultura, Pisa, Politica

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